Hai preso la mia acqua, gli ulivi, la casa, il lavoro, la terra, messo in prigione mio padre, ucciso mia madre, bombardato... ma io sono da accusare perché ho lanciato un razzo.

La Palestina, e le rubriche di questa settimana.

Circa una decina d’anni fa ha fatto il giro del mondo, e tuttora si trova sul web, una fotografia di un anziano che a Gaza impugna un cartello. Con il tempo è diventata una frase attribuita all’intellettuale Noam Chomsky, recentemente ripubblicata anche dal primo ministro del Pakistan. Per quanto ne so, la prima volta che è comparsa sul web è stato qua sull’Indipendent e in questo articolo di Chomsky che ha più o meno la stessa data, entrambi del 2012.

“You take my water, burn my olive trees, destroy my house, take my job, steal my land, imprison my father, kill my mother, bombard my country, starve us all, humiliate us all but I am to blame: I shot a rocket back.”

Se non mastichi l’inglese, suona così: hai preso la mia acqua, bruciato i miei ulivi, distrutto la mia casa, tolto il mio lavoro, rubato la mia terra, imprigionato mio padre, ucciso mia madre, bombardato il mio paese, ci hai ridotto tutti alla fame e ci hai umiliati, ma sono quello da biasimare: ti ho lanciato un razzo di risposta.

Quello che sta accadendo oggi tra Israele, Striscia di Gaza e Cisgiordania ha radici profonde. La Striscia di Gaza secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2012 sarebbe diventata invivibile entro il 2020, date le condizioni imposte. L’ultima volta che sono stato a Gerusalemme, tre anni fa esatti mentre gli Usa inauguravano la loro nuova ambasciata con tutto quello che ne conseguiva (qui il reportage di quei giorni per inPrimis), erano in corso le proteste della “Marcia del Ritorno”. Quell’anno ci furono 312 palestinesi uccisi dall’esercito, secondo il rapporto del Raduno nazionale delle famiglie delle vittime palestinesi citato in questo articolo. Nel nostro reportage avevamo sintetizzato alcune delle questioni principali di quei giorni, con un briciolo di prospettiva storica.

La sproporzione delle armi in campo, l’esercito israeliano con gli F-35 e i razzi in mano ai gruppi armati palestinesi, è una costante negli ultimi decenni di conflitto mediorientale. Anche la proporzione delle vittime di un campo e dell’altro non lascia dubbi di interpretazione.

Dopo questo prologo, buon fine settimana e buon ascolto delle nostre rubriche.

Francesco Zambelli

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Esteri

73 anni di Nakba (Amedeo Rossi). Chiesta l'archiviazione sulle responsabilità francesi in uno dei massacri del genocidio in Rwanda (Ludovica Longo). Tre giorni di tregua in Afghanistan ma nel Paese la tensione resta molto alta (Daniele Piacentini). Lo sciopero generale in Colombia, 15 giorni di proteste e feroce repressione (Andrea Cegna). La ripetuta e immotivata violenza delle forze di sicurezza israeliane (Simone Rizza).

Ambiente e sostenibilità

La miniproroga del superbonus (Isaac Scaramella). Progressi nella produzione agraria sostenibile in Italia, ma ancora sotto la media europea (Elisa Camorani). Giornata Mondiale del Commercio Equo Solidale (Davide Zarri). I metalli rari e la transizione ecologica (Marta Massera).

Cultura, scienza e diritti

Tommy Orange – Non qui, non altrove (Heiko Caimi). Aforismi di Jorge Luis Borges, Leonardo Sciascia, Michel de Montaigne, Stig Dagerman, Stephen Hawking (Heiko Caimi). Sbadiglio lungo... Cervello...grande (Daniele Piacentini). Sondaggio di YouGov su export di armi e spese militari (Giorgio Beretta). ARMIAMOCI E.. PARTITE - Come l'incertezza e l'emergenza influiscono sulla visione del mondo e sui processi di decisione riguardanti la salute in pandemia (Doriana Galderisi). Perché si dice...pantagruelico (Daniele Piacentini). La serie che racconta gli agenti del cinema Chiama il mio agente (Paolo Piazza). La regolarizzazione mancata e i decreti Salvini in un paese che non cambia (Stefano Galieni). 10.05.1801 - i pirati barbareschi dichiarano guerra...agli Usa (Daniele Piacentini).


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